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Se non hai mai sentito parlare del modello AIDA, è il momento giusto per spendere qualche minuto e imparare il significato che si cela dietro questa sigla. Ti sarà molto utile per ricordare qual è il percorso che i consumatori compiono dal momento in cui vengono a contatto con il tuo brand fino all’acquisto.

 

AIDA, infatti, altro non è che l’acronimo di Awareness, Interest, Desire, Action (attenzione, interesse, desiderio e azione), quattro fasi che un utente attraversa ogni volta che si trova coinvolto in un processo di acquisto.

 

Prova a riferirlo alla tua esperienza personale di consumatore: quando vieni a conoscenza di un nuovo brand non ti butti subito a capofitto ad acquistare i suoi prodotti. Prima vuoi capire bene che cosa offre, cosa lo distingue dai competitor. Dopodiché può scattare l’interesse, che ti fa proseguire nelle ricerche.

 

Se ciò che hai appreso sul brand ti piace, molto probabilmente nascerà in te il desiderio di acquistare il suo prodotto e, infine, potresti concludere l’acquisto. Questo modello di marketing è considerato ancora oggi un pilastro perché descrive in maniera puntuale ciò che avviene ogni volta che incontriamo un nuovo brand.

 

Ma come è possibile sfruttarlo per rendere maggiormente efficace la tua strategia di comunicazione e marketing? Continua la lettura per approfondire l’argomento.

Che cos’è il modello AIDA e a cosa serve

 

AIDA è un importante modello di riferimento per il marketing che è stato ideato agli inizi del secolo scorso dallo studioso Elias Lewis, che cercò di teorizzare il funzionamento della pubblicità e lo fece in modo molto semplice e diretto.

 

Nel modello AIDA la pubblicità viene concepita come una forza che è in grado di spingere i consumatori all’azione, attraverso una successione di quattro fasi che partono con attirare l’attenzione del target fino a convincerlo a concludere l’acquisto.

 

Grazie alla sua immediatezza e alla sua facilità di applicazione, questo funnel di conversione acquisì parecchia notorietà e ancora oggi i brand lo utilizzano anche nel marketing digitale, proprio per riuscire a catturare l’attenzione degli utenti e distinguersi tra la molteplicità degli stimoli.

 

Arrivati a questo punto, è il momento di spendere qualche parola in più sulle 4 fasi del funnel.

 

Modello AIDA: le 4 fasi

 

AIDA è l’acronimo delle quattro fasi che compongono il modello.

  1. Awareness: possiamo intenderlo con “attenzione”, per mantenere l’acronimo anche in italiano, ma la traduzione più puntuale è “consapevolezza”. È la fase iniziale, il primo contatto che si instaura con il target e l’obiettivo è riuscire a farsi posto nella mente delle persone. Durante l’awareness è importante fare leva su spunti originali e interessanti per attirare l’attenzione del consumatore.

 

  1. Interest: nel momento in cui il consumatore viene colpito dal brand, incomincerà a mostrare il suo interesse, facendo ricerche per trovare informazioni sul prodotto. È un momento molto delicato per l’azienda, che deve mantenere vivo questo interesse e fornire una risposta a tutte le domande del potenziale cliente per non perderlo a metà strada.

 

  1. Desire: il desiderio è la fase in cui nel consumatore diventa chiara la preferenza per quel determinato brand ed è consolidata in lui la volontà di acquistare i prodotti o servizi che offre. In questo momento, l’azienda dovrà adoperarsi per comunicare la sua Unique Selling Proposition ed evidenziare ciò che la differenzia dai competitor.

 

  1. Action: l’azione è il momento dell’acquisto e il cliente ormai ha solo più bisogno di un’ultima spinta per rispondere alla call to action.

 

In realtà, una volta concluso l’acquisto, il customer journey non è terminato: il brand deve essere pronto ad attuare una strategia di retention. Questo è un limite del modello di cui bisogna tenere conto, insieme ad altri che approfondiamo al paragrafo successivo.

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I limiti del modello

 

Nonostante l’AIDA sia un acronimo ancora oggi molto utile e che va sempre ricordato quando si elabora una strategia di marketing, ha comunque i suoi limiti, anche perché è stato elaborato ormai un po’ di tempo fa.

 

Questo non significa che non vada utilizzato, ma è bene essere consapevoli che è necessario integrare e fare una riflessione successiva quando lo si applica. Le sue debolezze sono:

 

  • non considera la brand reputation;
  • non lavora sulla fidelizzazione del cliente;
  • non tiene conto dei feedback.

 

L’AIDA non tiene conto di tutti quei fattori che vanno a influenzare come un brand viene riconosciuto dal pubblico: invece, la brand reputation è un aspetto su cui è importante riflettere e lavorare.

 

Inoltre, come anticipato al paragrafo precedente, si ferma al momento dell’acquisto, non esplicitando la necessità di continuare a lavorare in modo specifico sul target anche dopo che l’azione desiderata è stata compiuta. Infine, non considera i feedback dei consumatori, che sono però fondamentali per migliorare la propria offerta e incrementare le vendite future.

Come integrare il modello pubblicitario AIDA nella tua strategia di marketing

 

Se integrato nei suoi limiti, questo funnel di conversione rappresenta ancora oggi un valido aiuto nell’elaborazione di una strategia di marketing che sia in grado di aumentare le conversioni. Può essere un buono strumento da cui partire per non brancolare nel buio quando si preparano:

 

  1. piani editoriali;
  2. campagne ads sui social media;
  3. newsletter;
  4. contenuti specifici per i social media.

 

Vediamo insieme come applicarlo.

 

Quando si elabora un piano editoriale, che sia per un blog, un social o una campagna di email marketing, bisogna tenere conto dell’AIDA e chiedersi: «in quale fase del funnel si trovano i consumatori a cui stiamo rivolgendo questo contenuto?» Se, ad esempio, il brand è nato da poco, dovremo creare contenuti coerenti con la fase dell’Awareness.

 

Nelle campagne ads sui social media è utile ricordarsi l’acronimo perché va a ricalcare un po’ tutti gli elementi che un annuncio pubblicitario dovrebbe contenere. Infatti un buon annuncio deve riuscire a attirare l’attenzione degli utenti, stimolare il loro interesse e desiderio attraverso il suo contenuto e terminare una call to action per invitare all’azione.

 

Lo stesso vale per le newsletter: quando si scriva una mail per i clienti, per evitare che venga letta e non finisca dimenticata nella casella, bisogna scrivere un “oggetto” accattivante e nel corpo della mail, toccare gli altri punti prima di concludere con la call to action.

 

Infine, anche nella fase di realizzazione di alcuni contenuti social come i caroselli su Instagram è bene sempre tenere a mente l’AIDA e ricordarsi di fare una prima slide creativa, capace di attirare l’attenzione e un’ultima con il solito invito all’azione.

 

Il modello AIDA è quindi molto versatile e si presta per essere sfruttato in moltissimi processi di marketing e comunicazione. Per ulteriori consigli su come migliorare la tua strategia, rivolgiti a una Web Agency specializzata come Matic Web.

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